Partiamo dagli atti, non dalle voci
Delibere, verbali di audizione, bilanci camerali depositati, ordinanze di rimozione: ogni passaggio dell'inchiesta poggia su un documento citabile. Quando un atto non è accessibile, lo scriviamo e spieghiamo perché.
Distinguiamo il provvedimento dalla sua ombra
Un ordine di rimozione e la sua impugnazione sono due cose diverse, spesso confuse nella cronaca quotidiana. Nei nostri pezzi lo stato del ricorso, il tribunale competente e i tempi pendenti restano separati dalla notizia principale.
Non inseguiamo la notizia del giorno
Le proroghe sulle bande televisive o le quote di diffusione richiedono settimane di riscontri incrociati. Preferiamo pubblicare tardi un quadro verificato piuttosto che rincorrere un lancio di agenzia senza contesto.
Diciamo anche cosa non sappiamo
Dove i dati disponibili sono parziali, come nel caso delle testate minori, lo segnaliamo nel testo. Il limite dell'informazione accessibile fa parte della notizia, non è una nota a piè di pagina da nascondere.
Teniamo traccia nel tempo
Una vicenda sulle frequenze pubbliche o sulla censura amministrativa non si chiude con un articolo. Aggiorniamo i dossier quando arrivano nuove delibere o sentenze, così il lettore può ricostruire la sequenza senza cercare altrove.